M. di PARKINSON

La malattia di Parkinson è caratterizzata da una serie di sintomi clinici come il tremore, la rigidità, l’acinesia, il freezing, i disturbi visuo-spaziali e dell’equilibrio che emergono dall’alterato funzionamento di circuiti neurali che coinvolgono più aree cerebrali.
A fronte di tale complessità diventa indispensabile avanzare proposte riabilitative per la strutturazione di esercizi mirati a far riattivare le aree compromesse dalla malattia.
Può risultare dunque riduttivo pensare di migliorare i sintomi propri della malattia di Parkinson proponendo al Paziente piani terapeutici incentrati sull’idea di ristabilire le lunghezze muscolari, sulla richiesta di movimenti finalizzati a rinforzare specifici gruppi muscolari o sulla proposta di esercizi di coordinazione e perturbazione dell’equilibrio.
Un piano riabilitativo efficace, che mira ad essere all’altezza di tale complessità sintomatica, deve essere creato sapendo che le difficoltà che una paziente parkinsoniano incontra nello svolgere le proprie azioni sono dovute:
alle alterate capacità di ricordare e programmare un’azione che fino a poco tempo prima veniva svolta in maniera automatica,
alla difficoltà di valutare le proprie dimensioni corporee e quelle dello spazio circostante mettendo in relazione queste informazioni,
alla difficoltà di programmare, durante le azioni: il bilanciamento del peso del corpo, la previsione di dove si posizionerà una parte di sè in relazione allo spostamento di un’altra, l’integrazione armoniosa, coerente e contemporanea di più sensazioni ( visive, pressorie, tattili e di movimento).
La Riabilitazione Neurocognitiva propone esperienze terapeutiche che sfruttano le proprietà cognitive del cervello per migliorare le capacità di agire: gli esercizi mirano a costruire esperienza terapeutiche in cui l’azione viene mediata dall’attivazione di specifici processi cognitivi (in particolare quelli attaccati dalla malattia) per risolvere dei compiti conoscitivi con il proprio corpo, in modo tale da ri-integrarlo con il cervello in un’unica unità, disintegrata dalla patologia.
Lo scopo è dunque quello di riattivare, attraverso specifiche esperienze corporee, quelle capacità cognitive che sono alla base dell’agire umano, consentendo al cervello di modificare il corpo e, contemporaneamente, al corpo di modificare il cervello attaccato dalla malattia.